giovedì 22 agosto 2013

Arrivederci

tra meno di due settimane trasloco di 3000 km e lascio questa città. Vedremo se ne rimpiangerò qualcosa.

venerdì 21 giugno 2013

Vento di cambiamento



La suggestione data da quest'immagine é notevole: il popolo che fa sentire la sua pressione al potere, non dietro uma tastiera, ma sul tetto.

sabato 6 aprile 2013

Punto di non ritorno

Il triplice suicidio di Civitanova Marche segna um punto di non ritorno nel distacco stato-cittadino. I nodi di 50 anni di un paese basato sull'ingiustizia giungono prepotentemente al pettine e spingono ormai verso l'ignoto. Riporto um commento apparso sul sito di um quotidiano importante, che spiega meglio di qualsiasi altra cosa cosa intendo. Da parte mia uma preghiera per i tre Cittadini marchigiani.

Noi siamo più o meno nella stessa situazione della coppia di Civitanova. Io non ho un reddito, dopo aver lavorato per nove anni come dipendente e per altri trentacinque come "autonomo", che nella mente malata dei nostri governanti, tutti, significa più o meno "evasore, ladro, nemico del popolo". Quindi, nel determinare diritti e doveri, sono sempre stato considerato nel modo peggiore. I miei figli non hanno mai avuto diritto a un asilo nido, quando li mandammo alla scuola materna non vollero neanche vedere il mio 740 per calcolare quanto dovevo pagare per la mensa: di default applicavano il massimo, perchè ero autonomo, quindi evasore. Peccato che il mio lavoro di consulente si svolgesse sempre e solo per aziende, quindi non entrava una lira (o un euro) senza fattura. Facevo oltre 50.000 km. all'anno con la macchina, ma non potevo detrarre niente, perchè non ero un rappresentante enasarco, ma un nemico del popolo. Il lavoro dovevi guadagnartelo giorno per giorno, non potevi sbagliare niente, perchè il giorno dopo eri fuori (senza alcuna buonuscita, per carità!), e magari con una causa per danni... un po' come i magistrati insomma. Albo professionale? niente! Noi esistevamo solo per pagare le tasse, nient'altro. In una situazione del genere, non ho mai fatto versamenti pensionistici, perchè il reddito era quantomai altalenante. Poi arrivò qualcuno che nel '96 decise che noi eravamo commercianti... senza peraltro comunicarcelo, quindi dovevamo versare all'inps. Dal 2011 non ho più richieste, e ho dovuto chiudere la partita iva, però è arrivata ugualmente la cartella dell'inps per un totale di 27.000 (ventisettemila) euro da pagare. Pagati con l'aiuto di qualche parente, svendendo qualche oggetto e con l'anticipo della liquidazione di mia moglie. Il tutto senza ovviamente aver diritto a una pensione, perchè arrivo a 15 anni di contributi in totale... e non bastano. Mia moglie sarebbe dovuta andare in pensione nel 2014, ma a questo punto probabilmente ci andrà nel 2020... forse. Noi riusciamo a stento a campare, senza far niente di niente, con una macchina del 1995 e senza cene fuori da anni ormai. Ma io non mi suicido, perchè finchè campo potrò continuare a votare CONTRO questi bastardi fottuti e a parlarne male finchè avrò fiato in corpo. Li voglio morti! Poi potrò morire anch'io serenamente.

lunedì 25 febbraio 2013

aspettiamo i risultati definitivi...ahah



e bravo Saviano, tu si che la sai lunga!!!! goditela, mi raccomando...anzi, già che ci sei, goditela il più a lungo possibile!

e adesso vediamo Nonnonapo che fa!!!

mercoledì 20 febbraio 2013

INSENSATO!

http://www.ansa.it/web/notizie/elezioni2013/news/2013/02/20/Berlusconi-Chi-vota-Grillo-insensato-senza-testa-_8281948.html

ah beh...se lo dice lui! Spero di aver dato il mio piccolo contributo alla rivoluzione italiana e che l'aria che si respira sia effettivamente foriera di qualcosa di diverso. Se ne riparla lunedì sera, oppure no, chi lo sa.

giovedì 14 febbraio 2013

Doveroso ricordo

In questa data un po' così per chi ama il ciclismo, riporto un articolo di Fausto Piccinini che a 10/15 anni di distanza fotografa perfettamente la situazione.

Marco sei sempre con noi

La verità sconosciuta solo agli struzzi

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Non è stato certo come trovarsi di fronte ad un procuratore distrettuale in un aula di tribunale. Seduto su di una comoda poltrona di fronte a “power women” Oprah Winfrey la quale sembrava più calarsi nel ruolo di una mamma che cerca di capire gli errori del proprio figlio piuttosto di fare emergere il problema nella sua complessità. Certo Lei non stava interpretando il ruolo di Sofia e Lance non era Harpo del colore viola, così l’ex vincitore di sette Tour de France ha potuto cercare di commuovere schiere di appassionati con l’unico obiettivo di chiedere di poter tornare ad essere un atleta.
Francamente poco mi importa sapere oggi che l’americano abbia ammesso l’uso di sostanze dopanti, non ho mai fatto lo struzzo e ho definito un reality show la sua partecipazione al Giro del centenario avendo sempre avuto la certezza di essere di fronte ad un atleta poco limpido. Quello che più importa oggi è la credibilità del sistema ciclismo. I dubbi si fanno ancora più forti rispetto ai personaggi che circolano nei pressi di Aigle e la testata francese Le Monde ora getta benzina sul fuoco.
Erano anni in cui gli aggettivi oggi si possono sprecare ma sopratutto erano gli anni della famosa frase “… è doping solo quello che viene trovato ai controlli…” e del inserimento del limite a tutela della salute. Gli anni di gente senza scrupoli che giocava con la pelle dei corridori. Erano gli anni in cui un uomo era profondamente entrato nel cuore dei tifosi.
Non ho mai avuto una particolare simpatia ciclistica per il povero Marco, ho sempre pensato che un suo atto di accusa chiaro e deciso avrebbe squarciato un mondo marcio. Era talmente amato della gente che tutti avrebbero creduto alle sue parole, bastava sollevare il coperchio, smascherare il sistema, ma ciò avrebbe distrutto la credibilità del ciclismo e il Pirata, che lo amava in modo viscerale, non lo avrebbe mai sopportato.
Oggi il texano ha tradito la memoria dell’uomo di Cesenatico, dopo averlo insultato insinuando di avergli lasciato una vittoria, ora appare chiaro che cosa sottendeva Marco nella sua ultima intervista. Resta il rammarico di un uomo che non ha mai tradito il suo amore per il ciclismo, nascondendo le sue amarezze fino alla morte, posto oggi di fronte alla inconsistente piaggeria di un mercante che vede lo sport solo come mezzo per raggiungere fama e ricchezza infangandone i valori primari.
Cosa raccontiamo ai nostri giovani?
Che la gloria effimera di una vittoria rubata con il veleno dell’inganno porta comunque a primeggiare in una società pronta a scambiare l’amore per il vil denaro? Che c’è chi muore con la tristezza nel cuore pur di non ferire colei con la quale ha condiviso chilometri, gioie e dolori e chi venderebbe l’anima al diavolo per poi apparire in televisione e chiedere scusa solo per poter tornare ad indossare il marchio di uno sponsor?
Tutto questo non è sufficiente, non basta. Per risorgere, il ciclismo deve prima morire, come un’araba fenice, per tornare a risplendere come e più di prima. “…l’unica cosa sicura è di tenerli lontani dalla nostra cultura.” scriveva Gaber parlando dei bambini.
Se l’americano vuole veramente salvare la propria anima vada in tribunale, sotto giuramento e risponda alle domande di un vero procuratore distrettuale, della Usada, di Travis Tygard. L’unico modo di salvare il ciclismo è di raccontare la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, non quella sconosciuta solo agli struzzi.